L'HALLOUMI RACCONTA UNA STORIA DI ADATTAMENTO E CARATTERE: NON È SOLO UN FORMAGGIO DA GRIGLIA, MA LA SINTESI DI UNA CULTURA CHE HA TRASFORMATO IL CLIMA IN IDENTITÀ GASTRONOMICA
Ore 22:30, atterro a Cipro. Notifica WhatsApp: “Ti aspetto qui.” La foto mostra una Fiat Coupé rossa sotto le luci dell’aeroporto. Il rombo del motore anticipa l’abbraccio.
Aggellos (Angelo) ha l’entusiasmo di chi ama ciò che fa e la stessa determinazione con cui parla di formaggi la riserva ai motori, rigorosamente italiani. Bastano pochi chilometri per capire che quest’isola non si racconta con lentezza: si vive con energia.
La mattina seguente siamo già in viaggio verso il caseificio Achnagal, vicino alla "linea verde" che separa la parte greco-cipriota dell'isola da quella turco-cipriota. Durante il tragitto Angelo mi indica i confini, mi racconta la storia recente di Cipro, mi parla di Famagosta, e del villaggio d’origine della sua famiglia, Achna, oggi paese fantasma. Qui la geografia non è mai neutra: è memoria, identità, appartenenza. E inevitabilmente gastronomia.
LA PRODUZIONE DELL'HALLOUMI
Arriviamo in caseificio, ci accoglie Katerina, moglie di Angelo. Poco dopo andiamo nelle stalle, a un paio di chilometri dal caseificio: è questa prossimità che dà senso a tutto.
La produzione dell’Halloumi inizia come molte altre lavorazioni casearie: coagulazione del latte, rottura della cagliata, messa in forma. Ma è nella fase successiva che avviene la trasformazione: dopo una prima pressatura, che nel caso del Red Village è ancora eseguita manualmente nelle fuscelle, le forme vengono immerse nel siero bollente.
È un passaggio delicato, tecnico, determinante. Qui la struttura proteica si compatta, l’umidità si riduce e l’Halloumi acquista quella consistenza elastica e uniforme che lo rende unico nel panorama caseario mediterraneo. Infatti, in altre paste filate, come la mozzarella, la cagliata viene fatta maturare (acidificare), e poi viene lavorata (filata). Nell'Halloumi, invece, non avviene la maturazione, ma viene effettuata subito una cottura nel siero a 82 °C.
Ed è questo che lo rende capace di resistere al calore diretto: alla griglia non fonde, ma sviluppa una superficie dorata e aromatica, mantenendo l’interno compatto e “carnoso”.
GLI ELEMENTI DIFFERENZIANTI
La durata della cottura nel siero è uno degli elementi che segnano la differenza qualitativa. Normalmente si attesta intorno a un’ora, ma nelle versioni più artigianali, come l’Halloumi Red Village, si arriva fino a quattro ore. Grazie alla lunga cottura e alla presenza di latte ovino, il colore vira verso il rosso mattone, la pasta diventa più asciutta, la resa in cottura più stabile e la concentrazione aromatica più evidente. Non è solo una questione estetica: è struttura, è materia.
Terminata la cottura in siero, il passaggio in salamoia definisce il profilo sapido e contribuisce alla conservabilità.
Prima del confezionamento e della successiva pastorizzazione viene inserita la menta secca, elemento identitario della tradizione cipriota. Non un semplice richiamo aromatico, ma un equilibrio necessario, una freschezza che alleggerisce la componente lattica.